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Associazione Silvia Procopio

Tomografia a coerenza ottica per ottimizzare l’intervento coronarico percutaneo nella sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del segmento ST


Nessuno studio randomizzato ha indagato il valore della tomografia a coerenza ottica ( OCT ) per ottimizzare i risultati di un intervento coronarico percutaneo ( PCI ) nelle sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del segmento ST.

È stato condotto uno studio multicentrico, randomizzato che ha coinvolto 240 pazienti con sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del segmento ST per confrontare la procedura PCI guidata dalla tomografia a corenza ottica ( utilizzo di OCT pre e post-PCI; gruppo OCT-guidato ) con PCI guidato da fluoroscopia ( gruppo guidato da angiografia ).

L'endpoint primario era il risultato funzionale della procedura PCI valutato dalla misura della riserva di flusso frazionale dopo intervento coronarico percutaneo.
Gli endpoint secondari includevano complicazioni procedurali e infarto del miocardio periprocedurale di tipo 4a.
La sicurezza è stata valutata mediante il tasso di danno renale acuto.

L’uso della tomografia a coerenza ottica ha portato a un cambio di strategia procedurale nel 50% dei pazienti nel gruppo OCT-guidato.

L'endpoint primario è migliorato nel gruppo OCT-guidato, con un valore significativamente più alto di riserva di flusso frazionale ( 0.94 vs 0.92, P=0.005 ) rispetto al gruppo angiografia-guidato.

Non vi è stata alcuna differenza significativa nel tasso di infarto miocardico di tipo 4a ( 33% nel gruppo OCT-guidato rispetto al 40% nel gruppo angiografia-guidato, P=0.28 ).

I tassi di complicazioni procedurali ( 5.8% ) e insufficienza renale acuta ( 1.6% ) sono risultati identici in ogni gruppo nonostante un tempo procedurale più lungo e l’uso di più mezzo di contrasto nel gruppo OCT-guidato.

La tomografia a coerenza ottica post-PCI ha rivelato una sottoespansione dello stent nel 42% dei pazienti, un malposizionamento dello stent nel 32%, copertura incompleta della lesione nel 20%, e dissezione dell’estremità nel 37.5%.
Questo ha portato a un uso più frequente di sovradilatazione post-stent nel gruppo OCT-guidato rispetto al gruppo angiografia-guidato ( 43% vs 12.5%, P minore di 0.0001 ), con minore stenosi residua ( 7.0% vs 8.7%, P=0.01 ).

In conclusione, nei pazienti con sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del segmento ST, l’intervento coronarico percutaneo OCT-guidato è risultato associato a una maggiore riserva di flusso frazionale post-intervento rispetto alla procedura PCI guidata dalla sola angiografia.
La tomografia a coerenza ottica non ha aumentato le complicazioni periprocedurali, l’infarto miocardico di tipo 4a o l’insufficienza renale acuta. ( Xagena2016 )

Meneveau N et al, Circulation 2016; 134: 906-917

Cardio2016



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